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Il Napolista
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PoPoBaWa®
2021-07-08 14:53:27 UTC
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https://www.ilnapolista.it/2021/07/che-significa-avere-chiellini-dalla-nostra-parte/

Che significa avere Chiellini dalla nostra parte

Ha calpestato la Spagna, ha dominato la paura, ha assorbito la
sofferenza di tutti. Se l’è goduta. E mentre sfotteva (e fotteva) Jordi
Alba ha vinto la partita. Col sorriso
Era un bravo ragazzo, rideva sempre. Mentre tutto gli tremava attorno –
Wembley, gli spagnoli, i compagni, persino il prato – Giorgio Chiellini
sogghignava. E più la partita prendeva le forme d’una rissa, e l’Italia
si chiudeva all’incasso, più Chiellini dominava psicologicamente gli
eventi. Riflettendo la tensione come uno specchio deformato, con una
smorfia incongrua: tranquilli, non fa male. Come Rocky Balboa.
L’Italia ha eliminato la Spagna al lancio della monetina dopo 120
minuti, prima che Locatelli sbagliasse il rigore d’esordio, e che il
resto del destino si compisse. Al sorteggio tra capitani per la scelta
del campo. Un capolavoro di gestione del conflitto made in Italy. Col
povero Jordi Alba – non proprio un imberbe canterano del Barca –
incartato come un turista alla stazione. La scenetta è virale:
l’arbitro raccoglie la monetina dall’erba, lo spagnolo s’impappina
sulla scelta della metà campo, Chiellini se ne accorge e vince la
partita. Lo sfotte, gli dà del “mentiroso”, lo picchia mentre lo
abbraccia, dissimulando nello scherzo la fregatura (che tale non è: ha
ragione, Alba s’è sbagliato). Fa valere il peso dell’ego, i suoi 37
anni d’esperienza, la caratura del senatore, la morbidezza
dell’approccio easy. Un fairplay violento, ostentato. Che lascia Alba
cornuto e mazziato: serissimo si avvia sconfitto verso i compagni, ha
perso sorteggio, scelta del campo, ha comprato un mattone al posto d’un
Iphone e la fontana di Trevi. Che è successo?
Ha calpestato la Spagna, ha dominato la paura, ha assorbito la
sofferenza di tutti. Se l’è goduta. E mentre sfotteva (e fotteva) Jordi
Alba ha vinto la partita. Col sorriso
Era un bravo ragazzo, rideva sempre. Mentre tutto gli tremava attorno –
Wembley, gli spagnoli, i compagni, persino il prato – Giorgio Chiellini
sogghignava. E più la partita prendeva le forme d’una rissa, e l’Italia
si chiudeva all’incasso, più Chiellini dominava psicologicamente gli
eventi. Riflettendo la tensione come uno specchio deformato, con una
smorfia incongrua: tranquilli, non fa male. Come Rocky Balboa.
L’Italia ha eliminato la Spagna al lancio della monetina dopo 120
minuti, prima che Locatelli sbagliasse il rigore d’esordio, e che il
resto del destino si compisse. Al sorteggio tra capitani per la scelta
del campo. Un capolavoro di gestione del conflitto made in Italy. Col
povero Jordi Alba – non proprio un imberbe canterano del Barca –
incartato come un turista alla stazione. La scenetta è virale:
l’arbitro raccoglie la monetina dall’erba, lo spagnolo s’impappina
sulla scelta della metà campo, Chiellini se ne accorge e vince la
partita. Lo sfotte, gli dà del “mentiroso”, lo picchia mentre lo
abbraccia, dissimulando nello scherzo la fregatura (che tale non è: ha
ragione, Alba s’è sbagliato). Fa valere il peso dell’ego, i suoi 37
anni d’esperienza, la caratura del senatore, la morbidezza
dell’approccio easy. Un fairplay violento, ostentato. Che lascia Alba
cornuto e mazziato: serissimo si avvia sconfitto verso i compagni, ha
perso sorteggio, scelta del campo, ha comprato un mattone al posto d’un
Iphone e la fontana di Trevi. Che è successo?
Se ne sono accorti tutti. Il New York Times scrive che alla risata di
Chiellini l’Italia aveva già vinto: “Sapeva cosa stava per accadere”.
Per il Telegraph “Bonucci e Chiellini sembravano trarre un piacere
perverso dal dolore della performance. La pura gioia di tutto ciò si
poteva vedere sul viso di Chiellini prima dei calci di rigore, quando
ha abbracciato il capitano della Spagna Jordi Alba e prendendolo quasi
in braccio come un bambino”.
A poche ore dal fischio di inizio le home sportive dei principali
quotidiani d’Europa avevano preso a celebrare la vecchia difesa
azzurra, come se anche giornalisticamente si avvertisse il sentore di
quel che sarebbe stato. La Faz aveva già lanciato la nomination di
Chiellini “sulle tracce di Fabio Cannavaro”. In un fiorire di
“senatore”, “dottore” ma anche un po’ “bestia”. El Mundo aveva scelto
la chiave cliché, l’Italia mafia&mandolino, con i due centrali della
Juve tratteggiati metaforicamente come i bodyguard del boss Donnarumma,
“criminali che poi vanno i funerali delle loro stesse vittime facendo
le condoglianze alla famiglia”.
Al netto del folklore, in campo poi s’è visto che significa avere
Chiellini dalla nostra parte. Tocca farsene una ragione, anche qui dove
l’allergia al simbolo della cattiveria juventina è endemica. Chiellini
ha calpestato la Spagna, la paura, la sofferenza. Ha smorzato il
tremolio di fondo. Ha spento l’audio delle voci fuori campo. È
diventato un rumore bianco. S’è impossessato dello stress di tutti, se
n’è nutrito. Ha alleggerito le spalle della squadra e della panchina. E
dei tifosi, pure davanti alla tv. Ogni volta che una telecamera
indugiava sulla trasfigurazione di quella faccia da combattimento,
soffiava un refolo di brezza in salotto. Chiellini ha fatto corrente
nelle nostre case accaldate.
E l’ha fatto demolendo l’estetica della battaglia, con i grugni
corrucciati di Bonucci, il sopracciglio appuntito di Insigne e di
Pessina (che quando è entrato ne aveva uno verticale piazzato in mezzo
alla fronte), l’isteria dei movimenti di Verratti e Barella, gli occhi
stralunati di Chiesa. Chiellini rideva. Se la godeva. Provava un
evidente piacere tattile nel maneggiare il nervosismo altrui. E nel
tradurre quella supremazia mentale in strapotere fisico: il solito
argine, ma stavolta di più. Prima di rimbalzargli addosso, la Spagna
era costretta ad aggirarne l’aura.
Suoni come una bestemmia, ma Italia-Belgio e Italia-Spagna hanno un
valore didascalico: per vincere, serve Chiellini. Serve avere uno, lì
di fianco, che ti ricordi che l’agonismo non è solo una grammatica da
mandare a memoria per le interviste. E’ uno stato della materia. Che si
allena, costruisce, si sviluppa. Ma non si inventa. Può essere sporco e
cattivo, e anzi a noi – agli italiani quando dimenticano d’essere
irrimediabilmente anti-juventini – piace proprio così. Un po’ unto,
impuro, spigoloso. Ridanciano, ammiccante, caciarone. Chiellini si è
inventato il ridi-e-fotti.
Riccardomustodario
2021-07-08 15:47:58 UTC
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Post by PoPoBaWa®
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Che significa avere Chiellini dalla nostra parte
Ha calpestato la Spagna, ha dominato la paura, ha assorbito la
sofferenza di tutti. Se l’è goduta. E mentre sfotteva (e fotteva) Jordi
Alba ha vinto la partita. Col sorriso
Era un bravo ragazzo, rideva sempre. Mentre tutto gli tremava attorno –
Wembley, gli spagnoli, i compagni, persino il prato – Giorgio Chiellini
sogghignava. E più la partita prendeva le forme d’una rissa, e l’Italia
si chiudeva all’incasso, più Chiellini dominava psicologicamente gli
eventi. Riflettendo la tensione come uno specchio deformato, con una
smorfia incongrua: tranquilli, non fa male. Come Rocky Balboa.
L’Italia ha eliminato la Spagna al lancio della monetina dopo 120
minuti, prima che Locatelli sbagliasse il rigore d’esordio, e che il
resto del destino si compisse. Al sorteggio tra capitani per la scelta
del campo. Un capolavoro di gestione del conflitto made in Italy. Col
povero Jordi Alba – non proprio un imberbe canterano del Barca –
l’arbitro raccoglie la monetina dall’erba, lo spagnolo s’impappina
sulla scelta della metà campo, Chiellini se ne accorge e vince la
partita. Lo sfotte, gli dà del “mentiroso”, lo picchia mentre lo
abbraccia, dissimulando nello scherzo la fregatura (che tale non è: ha
ragione, Alba s’è sbagliato). Fa valere il peso dell’ego, i suoi 37
anni d’esperienza, la caratura del senatore, la morbidezza
dell’approccio easy. Un fairplay violento, ostentato. Che lascia Alba
cornuto e mazziato: serissimo si avvia sconfitto verso i compagni, ha
perso sorteggio, scelta del campo, ha comprato un mattone al posto d’un
Iphone e la fontana di Trevi. Che è successo?
Ha calpestato la Spagna, ha dominato la paura, ha assorbito la
sofferenza di tutti. Se l’è goduta. E mentre sfotteva (e fotteva) Jordi
Alba ha vinto la partita. Col sorriso
Era un bravo ragazzo, rideva sempre. Mentre tutto gli tremava attorno –
Wembley, gli spagnoli, i compagni, persino il prato – Giorgio Chiellini
sogghignava. E più la partita prendeva le forme d’una rissa, e l’Italia
si chiudeva all’incasso, più Chiellini dominava psicologicamente gli
eventi. Riflettendo la tensione come uno specchio deformato, con una
smorfia incongrua: tranquilli, non fa male. Come Rocky Balboa.
L’Italia ha eliminato la Spagna al lancio della monetina dopo 120
minuti, prima che Locatelli sbagliasse il rigore d’esordio, e che il
resto del destino si compisse. Al sorteggio tra capitani per la scelta
del campo. Un capolavoro di gestione del conflitto made in Italy. Col
povero Jordi Alba – non proprio un imberbe canterano del Barca –
l’arbitro raccoglie la monetina dall’erba, lo spagnolo s’impappina
sulla scelta della metà campo, Chiellini se ne accorge e vince la
partita. Lo sfotte, gli dà del “mentiroso”, lo picchia mentre lo
abbraccia, dissimulando nello scherzo la fregatura (che tale non è: ha
ragione, Alba s’è sbagliato). Fa valere il peso dell’ego, i suoi 37
anni d’esperienza, la caratura del senatore, la morbidezza
dell’approccio easy. Un fairplay violento, ostentato. Che lascia Alba
cornuto e mazziato: serissimo si avvia sconfitto verso i compagni, ha
perso sorteggio, scelta del campo, ha comprato un mattone al posto d’un
Iphone e la fontana di Trevi. Che è successo?
Se ne sono accorti tutti. Il New York Times scrive che alla risata di
Chiellini l’Italia aveva già vinto: “Sapeva cosa stava per accadere”.
Per il Telegraph “Bonucci e Chiellini sembravano trarre un piacere
perverso dal dolore della performance. La pura gioia di tutto ciò si
poteva vedere sul viso di Chiellini prima dei calci di rigore, quando
ha abbracciato il capitano della Spagna Jordi Alba e prendendolo quasi
in braccio come un bambino”.
A poche ore dal fischio di inizio le home sportive dei principali
quotidiani d’Europa avevano preso a celebrare la vecchia difesa
azzurra, come se anche giornalisticamente si avvertisse il sentore di
quel che sarebbe stato. La Faz aveva già lanciato la nomination di
Chiellini “sulle tracce di Fabio Cannavaro”. In un fiorire di
“senatore”, “dottore” ma anche un po’ “bestia”. El Mundo aveva scelto
la chiave cliché, l’Italia mafia&mandolino, con i due centrali della
Juve tratteggiati metaforicamente come i bodyguard del boss Donnarumma,
“criminali che poi vanno i funerali delle loro stesse vittime facendo
le condoglianze alla famiglia”.
Al netto del folklore, in campo poi s’è visto che significa avere
Chiellini dalla nostra parte. Tocca farsene una ragione, anche qui dove
l’allergia al simbolo della cattiveria juventina è endemica. Chiellini
ha calpestato la Spagna, la paura, la sofferenza. Ha smorzato il
tremolio di fondo. Ha spento l’audio delle voci fuori campo. È
diventato un rumore bianco. S’è impossessato dello stress di tutti, se
n’è nutrito. Ha alleggerito le spalle della squadra e della panchina. E
dei tifosi, pure davanti alla tv. Ogni volta che una telecamera
indugiava sulla trasfigurazione di quella faccia da combattimento,
soffiava un refolo di brezza in salotto. Chiellini ha fatto corrente
nelle nostre case accaldate.
E l’ha fatto demolendo l’estetica della battaglia, con i grugni
corrucciati di Bonucci, il sopracciglio appuntito di Insigne e di
Pessina (che quando è entrato ne aveva uno verticale piazzato in mezzo
alla fronte), l’isteria dei movimenti di Verratti e Barella, gli occhi
stralunati di Chiesa. Chiellini rideva. Se la godeva. Provava un
evidente piacere tattile nel maneggiare il nervosismo altrui. E nel
tradurre quella supremazia mentale in strapotere fisico: il solito
argine, ma stavolta di più. Prima di rimbalzargli addosso, la Spagna
era costretta ad aggirarne l’aura.
Suoni come una bestemmia, ma Italia-Belgio e Italia-Spagna hanno un
valore didascalico: per vincere, serve Chiellini. Serve avere uno, lì
di fianco, che ti ricordi che l’agonismo non è solo una grammatica da
mandare a memoria per le interviste. E’ uno stato della materia. Che si
allena, costruisce, si sviluppa. Ma non si inventa. Può essere sporco e
cattivo, e anzi a noi – agli italiani quando dimenticano d’essere
irrimediabilmente anti-juventini – piace proprio così. Un po’ unto,
impuro, spigoloso. Ridanciano, ammiccante, caciarone. Chiellini si è
inventato il ridi-e-fotti.
È l'immagine che fa valore, ma voi critici del calcio, di filosofia economica capite un fico secco.
indubbiamente è un Chiellini cambiato da quando ho scritto La filosofia dell'Immagine si nota l'immagine precedente che aveva, Rubentina e dal volto tetro, l'ha schifata anche lui medesimo
https://groups.google.com/g/it.cultura.filosofia/c/q19Cn6IkSsshttps://groups.google.com/g/it.cultura.filosofia/c/q19Cn6IkSss
il migliore è Insigne: conosce quando c'è da sorridere, ovvero quando gli riesce il tiro a giro.
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